Si chiude con un’assoluzione clamorosa uno dei casi giudiziari più seguiti degli ultimi anni. Louis Dassilva, unico imputato per l’omicidio di Pierina Paganelli, è stato assolto dalla Corte d’Assise di Rimini con la formula più ampia: “non ha commesso il fatto”. Una decisione arrivata dopo sedici ore di camera di consiglio e destinata a riaccendere il dibattito sulle indagini che avevano portato all’arresto del 36enne senegalese.
La sentenza è stata letta nel cuore della notte, intorno alle 2.30. Bastano pochi secondi ai giudici per pronunciare parole che cambiano radicalmente il corso della vicenda: l’impianto accusatorio costruito dalla Procura viene completamente smontato e Dassilva viene assolto da tutte le contestazioni.
La decisione della Corte
Nel dispositivo letto in aula, la Corte d’Assise ha stabilito che Louis Dassilva deve essere assolto dall’accusa di omicidio perché non è lui l’autore del delitto. Assoluzione anche per l’accusa relativa al porto dell’arma che, secondo la contestazione, sarebbe stata utilizzata per uccidere Pierina Paganelli.
Una decisione che arriva dopo mesi di dibattimento e dopo una lunga valutazione degli elementi raccolti dagli investigatori. I giudici hanno ritenuto che gli indizi presentati dall’accusa non fossero sufficienti per sostenere una condanna.
L’immediata conseguenza della sentenza è stata la scarcerazione del 36enne, detenuto dal luglio 2024.
L’uscita dal carcere e l’abbraccio con la moglie
Quando Dassilva lascia il carcere è ormai quasi l’alba. Ad attenderlo c’è la moglie Valeria Bartolucci, che lo accoglie con emozione dopo mesi di battaglia giudiziaria.
Le immagini dell’incontro mostrano un uomo visibilmente provato ma sollevato. Prima di allontanarsi con la famiglia e i suoi legali, Dassilva si ferma brevemente davanti ai giornalisti.
“Ha vinto la giustizia”, dichiara. “Questa è la rinascita della giustizia”.
Parole che racchiudono il significato di una sentenza che per la difesa rappresenta la fine di un lungo incubo.
Anche la moglie non nasconde l’emozione:
“Mi è scoppiata la felicità. Ho vissuto momenti di speranza e momenti di disperazione totale. Hanno cercato di dipingere Louis come un assassino freddo e spietato. Oggi finalmente è arrivata la verità”.
Valeria Bartolucci aggiunge inoltre che la coppia non tornerà più a vivere in via del Ciclamino, il luogo divenuto simbolo dell’intera vicenda.
L’omicidio di Pierina Paganelli
Pierina Paganelli, 78 anni, venne trovata uccisa nel garage del complesso residenziale di via del Ciclamino. La donna era stata colpita con numerose coltellate, un delitto che aveva immediatamente scosso l’opinione pubblica per la sua brutalità.
Fin dall’inizio delle indagini, gli investigatori si erano concentrati su Louis Dassilva, vicino di casa della vittima e legato sentimentalmente a Manuela Bianchi, nuora di Pierina.
Secondo la ricostruzione della Procura, proprio quella relazione extraconiugale avrebbe rappresentato il movente del delitto. Gli inquirenti sostenevano che Dassilva temesse che il rapporto potesse essere scoperto e che tale circostanza potesse compromettere la sua vita familiare.
Per questo motivo era stata formulata una richiesta di condanna all’ergastolo, aggravata dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai motivi ritenuti futili e dalla minorata difesa della vittima.
Gli elementi contestati dalla difesa
Sin dall’inizio, però, la difesa aveva contestato duramente l’impianto accusatorio.
Uno dei punti più discussi riguardava l’assenza di prove scientifiche dirette. Sulla scena del crimine, infatti, non sarebbe stato trovato il DNA di Dassilva. Inoltre, l’arma utilizzata per l’omicidio non è mai stata recuperata.
Gli avvocati hanno più volte sostenuto che il processo si fondasse prevalentemente su una serie di indizi che, considerati singolarmente e nel loro complesso, non raggiungevano il livello di certezza richiesto per una condanna penale.
A convincere la Corte potrebbe essere stata proprio questa mancanza di elementi decisivi. Il principio fondamentale del diritto penale impone infatti che la colpevolezza venga dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio.
Le motivazioni attese entro 90 giorni
Ora l’attenzione si sposta sulle motivazioni della sentenza.
I giudici avranno novanta giorni di tempo per depositare il documento che spiegherà nel dettaglio le ragioni dell’assoluzione.
Sarà allora possibile comprendere quali aspetti dell’accusa siano stati ritenuti insufficienti, quali prove siano state considerate non decisive e quali valutazioni abbiano portato la Corte a escludere la responsabilità di Dassilva.
Le motivazioni rappresenteranno un passaggio fondamentale non solo per le parti coinvolte, ma anche per l’opinione pubblica, che per mesi ha seguito con attenzione ogni sviluppo dell’inchiesta.
Un caso che continua a lasciare interrogativi
L’assoluzione di Louis Dassilva chiude il processo di primo grado ma non cancella i numerosi interrogativi che ancora circondano l’omicidio di Pierina Paganelli.
La morte della pensionata resta uno dei fatti di cronaca più drammatici degli ultimi anni e la sentenza apre inevitabilmente nuove riflessioni sul percorso investigativo che aveva portato all’arresto dell’unico imputato.
Per la difesa, la decisione della Corte rappresenta la conferma che non esistevano prove sufficienti contro Dassilva. Per la famiglia della vittima, invece, resta il dolore per un delitto che continua a cercare una risposta definitiva.
Una cosa è certa: la pubblicazione delle motivazioni sarà il prossimo passaggio cruciale di una vicenda che, nonostante la sentenza di assoluzione, è destinata a far discutere ancora a lungo.


