Poi, come un aquilone col filo spezzato, si era lasciata cadere all’indietro, atterrando pesantemente ai miei piedi. Con le ultime forze mentali fermai un’auto di passaggio e mi diressi all’ospedale più sperduto nella periferia di Napoli. 10 minuti, no, 5. Inoltre, alle 5 di questa mattina la guardia all’ingresso ha detto che 12 berline nere blindate di lusso, con targhe speciali per VIP di altissimo livello, hanno sfondato la sbarra del complesso e si sono fermate davanti a casa nostra.

All’inizio Alessandro non prese sul serio il terrore del maggiordomo. Seduto nel suo ufficio all’ultimo piano con vista panoramica sullo skyline notturno di Napoli, Alessandro sogghignò e gettò i documenti sulla scrivania. All’ultimo piano dell’hotel più alto e lussuoso di Roma, un punto di riferimento della città, si trovava un ristorante di alta cucina italiana, accessibile rigorosamente solo su invito per l’elite dello zero virgola uno percento. Aveva corrotto pesantemente il direttore del ristorante per arrivare almeno all’ingresso, ma era stato fermato prima di poter mettere piede nell’area principale.
All’inizio Giulia rimase impietrita. Tutte le guardie all’ingresso si misero sull’attenti creando un lungo corridoio. Una decina di berline nere blindate di lusso, con targhe di massima sicurezza, scivolarono silenziosamente attraverso la pioggia e si fermarono davanti all’ingresso. Poi si inchinarono di 90° e gridarono all’unisono: “Benvenuta, presidentessa!
” Sofia, no, ora il suo nome era Ginevra. No, non può essere, mormorando si alzò barcollando dal fango. No, in questo mondo le regole le faccio io, senza più guardarlo. No, il vero spettacolo è appena iniziato nella stanza in affitto, dove la luce del sole non penetrava mai e l’odore di fogna e muffa era soffocante.
No, ora mi affido solo al mio signor Gallo. La sua pura sorellastra, che aveva protetto con tanta cura il suo primo amore struggente, per il quale aveva gettato all’inferno la sua legittima moglie. Subito dopo un rumore di stivali militari pesanti che sovrastò il rumore delle onde si sentì all’unisono. Se se ne occupa stasera, le darò tutti i miei beni all’estero, anche se sono congelati.
L’espressione arrogante di Costello, che non conosceva limiti, si solidificò all’istante come cemento. 100 mitragliatrici furono gettate a terra all’unisono. No, per l’affetto che c’era. Perché volevo vedere con i miei occhi la tua faccia disperata nel momento in cui ti saresti reso conto che la tua ultima speranza era una corda marcia cadendo dalle nuvole all’inferno.
Se avesse investito 10, no, 100 miliardi nel miglior laboratorio di ricerca del mondo avrebbe sicuramente potuto essere curato. E ascolti bene, nel momento in cui ha cercato di fuggire da quel magazzino, tutti i suoi conti nazionali, le società di comodo all’estero, gli immobili, le auto di lusso e persino l’assegno al portatore della banca segreta, sono stati congelati. Madre e figlio si guardarono negli occhi in una visione di disperazione grottesca e terribile, ma non potevano scambiarsi una sola parola: 600 milioni di appropriazione indebita, istigazione all’omicidio, confisca dei beni, la paralisi totale. No, no, non può essere.
Dopo il crollo della famiglia e la dispersione di tutti, a quasi 70 anni e senza figli, si era ritrovato per strada da un giorno all’altro. Sei berline nere blindate speciali con targa di Roma, ignorando il divieto di sosta, attraversarono senza esitazione la piazza di marmo e si fermarono davanti all’ingresso principale, formando un semicerchio. Centinaia di chilometri di distanza, all’ultimo piano delle torri gemelle del gruppo dei medici a Roma, indossando un tailleur bianco su misura, in piedi davanti alla vetrata, guardai il video di sorveglianza del signor romano che tremava. Alle 20 in punto.
Le centinaia di luci della sala si spensero all’unisono. L’ufficio finanziario del gruppo dei medici a Roma, con un’enorme operazione di short selling, aveva appena venduto in massa le azioni chiave della sua compagnia di navigazione.


