“Devi spostare la telecamera un po’ più a destra,” dico, ma la mia voce esce distratta, perché sto già fissando lo schermo. “Oh, scusa. Scatta così? L’ho spostata di un millimetro,” risponde la mia ragazza, Abigail.

C’è un tono giocoso nella sua voce, ma anche una punta di sarcasmo. “Dai, piazza lì. Tanto oggi facciamo la nostra solita routine. ”
“La solita routine?
” Lei alza un sopracciglio, ma sorride. “Cioè: svegliarsi, darti la zucca, baciarti, giocare a Prairie King, andare a letto? ”
“Esattamente. Hai capito tutto.
”
Abbiamo iniziato a giocare a questo gioco di simulazione agricola da qualche settimana, e la vita del mio personaggio è diventata terribilmente prevedibile: ogni mattina esco, do ad Abigail la sua zucca, le do un bacio veloce, giochiamo un po’ al cabinato di Prairie King al saloon, e poi torno a letto. E ripeto. Ogni singolo giorno. “Ma almeno oggi al mercato delle uova non ci serve andare,” dico, osservando l’inventario.
“Le ho già dato il regalo. ”
“Sì, ma non le hai ancora dato il bacio,” ribatte lei, ridacchiando. Giusto. Mi giro verso il personaggio di Abigail e premo il pulsante del bacio.
Il cuore sullo schermo si riempie un po’ di più. Lei sorride. Perfetto. “Ora, la parte più importante,” annuncio, dirigendomi verso il saloon.
Abbiamo scoperto questo trucco subdolo: in Prairie King, se esci e salvi dopo ogni round, poi vai a dormire, e se muori il giorno dopo, semplicemente riavvii la giornata e riparti da dove eri rimasto. In pratica, non muori mai se giochi bene la carta della strategia. Mi siedo al cabinato, infilo la moneta, e i pixel monocromatici del gioco sparatutto mi risucchiano. Il mio personaggio impugna una pistola, i nemici appaiono dai bordi dello schermo.
“Occhio a destra! ” grida Abigail, indicando lo schermo. Fuoco. Un nemico cade.
Un altro appare. Il punteggio sale. È quasi ipnotico: i movimenti fluidi, il ritmo martellante, la scarica di adrenalina quando un colpo parte all’ultimo secondo. “Oddio, quello era troppo vicino,” dico, espirando.
“Non sprecare il tuo scudo, però,” mi rimprovera Abigail. “L’hai usato per un nemico debole. ”
“Lo so, lo so. Errore da principiante.
”
Arrivo al secondo livello. Poi al terzo. I nemici sono più veloci, gli spazi più stretti. Devo concentrarmi.
Ogni errore significa ricominciare da capo. “Se hai una run davvero buona,” dice Abigail, “dovresti salvare subito dopo il round. Così se muori, riparti da lì. ”
“Sì, è quello che sto facendo.
”
Riesco a superare un altro livello. Poi un altro. La sensazione è elettrizzante. Mi sto avvicinando.
“Okay, salvo e vado a dormire,” dico, anche se la mia voce tradiva l’eccitazione. Il mio personaggio esce dal saloon, torna alla fattoria, scivola nel letto accanto al personaggio di Abigail. La giornata si chiude. Il sole sorge di nuovo sullo schermo.
Mi sveglio, esco, raccolgo la mia zucca, la do ad Abigail, le do un bacio, e corro di nuovo al saloon. “Sei di nuovo qui? ” chiede Abigail sullo schermo, con la sua solita battuta da NPC. “Sempre,” rispondo ad alta voce.
Metto la moneta. Il gioco ricomincia dal mio ultimo salvataggio. Sono al livello quattro. Oggi è il giorno.
“Attenzione al tizio con l’ascia,” dice Abigail. “Quello è sempre un problema. ”
Lo vedo: un nemico con un’ascia, più grande degli altri. Mi avvicino, sparo, lo colpisco due volte.
Cade. Il punteggio aumenta. Ce l’ho fatta. Poi tutto va storto.
Un nemico appare da dietro, mi colpisce, il mio personaggio barcolla. Un altro colpo. Lo schermo inizia a lampeggiare rosso. “No, no, no, no, no!
” grido. Provo a schivare, ma è troppo tardi. Il mio personaggio cade. GAME OVER.
La scritta lampeggia sullo schermo. “Cavolo! ” sbatte il pugno sul tavolo. “Però,” dice Abigail, con una calma sospetta, “puoi ancora salvare.
Esci, riavvia il giorno, e riprova. ”
Sì, è vero. Esco dal gioco. Riavvio la giornata.
Il mio personaggio si risveglia nel letto. E corro di nuovo al saloon. Ripeto il livello. Mi avvicino al nemico con l’ascia.
Questa volta sto attento. Lo colpisco. Lo colpisco di nuovo. Cade.
Nessun colpo subito. Ce l’ho fatta. Il livello successivo appare. “Sì!
” urlo. “Attento, però,” dice Abigail. “Ora iniziano i livelli seri. ”
Ha ragione.
Il quinto livello è un incubo: i nemici sono ovunque, i proiettili non bastano mai. Muoio tre volte. Ogni volta, salvo, riavvio, riprovo. La frustrazione sale, ma non mollo.
Alla fine, arrivo al sesto livello. “Uno solo e poi basta,” dico, con la voce roca. “Devo fermarmi. ”
Abbiamo già passato ore.
La routine si è spezzata. Non è più solo: giorno, zucca, bacio, gioco, letto. Ora è: giorno, zucca, bacio, gioco, muori, riavvia, riprova. “Non ti stancherà mai?
” chiede Abigail, con un tono più morbido. “No,” dico. “È bellissimo. ”
Guardo di nuovo lo schermo.
Il cabinato mi chiama. Il mio personaggio è in piedi, pronto per il round successivo. Ma poi penso alla zucca. “Perché le dai sempre una zucca?
” chiede Abigail, all’improvviso, con un tono più pensieroso. “Perché le piace,” dico. “Ma ogni singolo giorno? Non le dai mai altro?
”
Scrollo le spalle. “È la sua cosa. Quando le do la zucca, dice ‘La adoro’. Quindi, chi sono io per discutere?
”
Abigail resta in silenzio per un secondo. Poi dice: “E se la zucca non fosse davvero quello che vuole? ”
Mi fermo. Il mio dito è sospeso sul pulsante del cabinato.
“Che vuoi dire? ”
“Voglio dire… forse è solo abitudine. Forse le piace la zucca perché è quello che riceve, non perché è quello che desidera. Potresti provare con un’altra cosa.
Un’ametista, per esempio. ”
Ridacchio. “La zucca funziona. Perché cambiare?
”
“Per curiosità,” risponde lei. “Per vedere se c’è qualcosa di meglio. ”
Scuoto la testa, sorridendo. “Se non è rotto, non aggiustarlo.
”
Il giorno dopo, esco, raccolgo la zucca, e sto per correre da Abigail. Ma la voce di lei di prima mi riecheggia nella testa: “E se la zucca non fosse davvero quello che vuole? ”
Mi fermo. Guardo l’inventario.
Quattro zucche rimaste. Poi guardo l’ametista. Per un secondo, esito. Poi sorrido e do ad Abigail la sua zucca.
Lei dice “La adoro”. Il cuore si riempie. Ma quando torno al cabinato, qualcosa è cambiato. Non posso smettere di pensare a quello che mi ha detto.
E, per la prima volta, mentre inserisco la moneta nel Prairie King, la mia mente non è concentrata sui nemici. È concentrata su di lei.


