Il caso dell’omicidio di Pierina Paganelli torna davanti alla Corte d’Assise e lo fa con un nuovo focus che potrebbe rivelarsi centrale nello sviluppo del processo. Al centro dell’udienza non ci sono solo gli aspetti tecnici legati alle prove scientifiche, ma anche la valutazione della credibilità di uno dei nomi chiave dell’intera vicenda: Manuela Bianchi.
L’imputato Louis Dassilva, assistito dagli avvocati Andrea Guidi e Riario Fabbri, continua a essere l’unico accusato nel procedimento. Intorno a lui si muove una rete di consulenze e testimonianze che, udienza dopo udienza, cercano di ricostruire ogni dettaglio della scena del crimine e delle relazioni personali coinvolte.
Nel corso della giornata sono attesi anche i testimoni delle parti civili, rappresentate dagli avvocati Marco e Monica Lunedei e Andrea Scifo, seguiti poi dagli interventi dei consulenti della difesa. Tra questi, particolare attenzione viene riservata a due perizie: una legata all’analisi del DNA repertato sulla scena del delitto e un’altra focalizzata sul cosiddetto “profilo psicologico” di Manuela Bianchi.
Proprio la figura di Bianchi è tornata al centro del dibattito processuale. Ex amante dell’imputato e nuora della vittima, la sua posizione è stata oggetto di valutazioni contrastanti nel corso dell’inchiesta. Le sue dichiarazioni, infatti, sono state modificate nel tempo, soprattutto dopo l’incidente probatorio dell’aprile 2025, quando ha fornito una versione che per la prima volta collocherebbe Dassilva nei sotterranei di via del Ciclamino prima del ritrovamento del corpo.
Un elemento che ha avuto un impatto significativo sul quadro investigativo, ma che continua a essere letto in modo opposto dalle parti. Da un lato, infatti, le recenti motivazioni del Riesame hanno definito le sue dichiarazioni “coerenti e attendibili”, rafforzandone il peso nel procedimento. Dall’altro, la difesa contesta radicalmente questa interpretazione, sostenendo l’inaffidabilità del suo racconto e chiedendo ulteriori verifiche.
Sul fronte tecnico, resta aperto anche il capitolo delle analisi genetiche: secondo quanto riferito, sulla scena del crimine non sarebbe emerso DNA riconducibile all’imputato, anche se i reperti esaminati risultano in parte degradati, come evidenziato dal perito nominato dal giudice.
Infine, resta ancora da chiarire un punto delicato: la possibilità di un confronto diretto in aula tra Manuela Bianchi e Louis Dassilva. La Corte d’Assise, al momento, non ha ancora preso una decisione definitiva e si è riservata di valutare la questione al termine dell’istruttoria.
Un processo che, tra perizie, testimonianze e ricostruzioni contrapposte, continua a muoversi su un equilibrio sottile, dove ogni dettaglio può cambiare la lettura complessiva dei fatti.

