Il caso di Angela Celentano torna ancora una volta davanti alla giustizia italiana, e lo fa con una decisione che riaccende speranze e interrogativi dopo quasi trent’anni di attesa. Il giudice per le indagini preliminari di Napoli ha infatti respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, disponendo ulteriori approfondimenti sulla cosiddetta “pista turca”, una delle ultime ipotesi rimaste ancora formalmente aperte.
Una scelta che arriva in un contesto delicatissimo, perché da un lato la Procura riteneva esauriti gli elementi utili a proseguire, dall’altro il gip ha ritenuto necessario non chiudere definitivamente il fascicolo, chiedendo ulteriori verifiche su alcuni aspetti ancora considerati non del tutto chiariti.
La pista turca, nel corso degli anni, è diventata uno dei filoni più discussi dell’intera vicenda. Tutto nasce da segnalazioni indirette e racconti che hanno portato gli investigatori a ipotizzare che la bambina potesse trovarsi all’estero, in particolare in Turchia. Da lì sono partiti contatti tra autorità italiane e straniere e una lunga serie di accertamenti, che però non hanno mai portato a riscontri definitivi.
Nel tempo, altre piste hanno affiancato o sostituito quella turca, come quella messicana e quella venezuelana, entrambe poi archiviate dopo verifiche genetiche che hanno escluso qualsiasi compatibilità con l’identità della bambina scomparsa sul Monte Faito nel 1996. La pista turca, invece, è rimasta l’unica ancora formalmente in piedi, anche se senza sviluppi risolutivi.
La decisione del gip non riporta il caso a un punto di partenza, ma mantiene aperto uno spiraglio investigativo che per la famiglia Celentano ha un valore enorme. Da quasi trent’anni i genitori non hanno mai smesso di cercare risposte, tra segnalazioni, speranze e delusioni che si sono alternate nel tempo senza mai arrivare a una verità definitiva.
Il nodo centrale resta sempre lo stesso: capire se tra le numerose segnalazioni raccolte negli anni possa esserci un elemento concreto, ancora non pienamente esplorato, capace di riattivare davvero le indagini. Per ora, però, il messaggio è uno solo: il caso non viene chiuso e la pista turca resta sotto osservazione, in attesa di nuovi eventuali sviluppi.


