Caso Pietracatella: nuove verifiche nell’inchiesta sulle due morti per ricina

Caso Pietracatella: nuove verifiche nell’inchiesta sulle due morti per ricina

Proseguono gli accertamenti sull’inchiesta relativa alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute nel dicembre scorso a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dopo un sospetto avvelenamento da ricina.

Le indagini, coordinate dalla Squadra Mobile e dalla Procura di Campobasso, stanno entrando in una fase di approfondimento con nuovi interrogatori e analisi tecniche.

Nuovi interrogatori e approfondimenti familiari

In queste ore gli investigatori hanno nuovamente ascoltato alcuni familiari delle vittime, con l’obiettivo di chiarire rapporti personali, dinamiche interne e possibili elementi utili alla ricostruzione dei fatti.

Nel corso delle prossime attività è previsto anche un ulteriore confronto con persone già sentite in precedenza, tra cui un infermiere coinvolto nelle prime fasi dell’emergenza sanitaria avvenuta nell’abitazione della famiglia.

Accertamenti sul fronte digitale

Parallelamente all’attività testimoniale, gli inquirenti stanno esaminando anche materiali informatici e comunicazioni online legate alla ricina e ad altre sostanze tossiche.

Per questo filone investigativo è stato richiesto il supporto del Servizio Centrale Operativo (SCO), con l’obiettivo di analizzare dispositivi elettronici e ricostruire eventuali identità digitali collegate a discussioni sul tema.

Si tratta di verifiche ancora in corso, finalizzate a comprendere se tali attività online possano avere un collegamento con i fatti oggetto dell’indagine oppure rappresentino un contesto separato.

L’aspetto umano dell’inchiesta

Un ulteriore elemento dell’inchiesta riguarda le relazioni personali e il contesto familiare delle vittime. Gli investigatori stanno infatti raccogliendo testimonianze utili a delineare il quadro delle ultime settimane di vita di Antonella Di Ielsi e della figlia.

Tra le persone ascoltate figura anche il parroco del paese, che avrebbe avuto contatti con la famiglia nel periodo precedente ai decessi. La sua testimonianza è considerata utile per ricostruire eventuali confidenze o segnali di disagio emersi prima della tragedia.

Indagini ancora in corso

Al momento l’inchiesta non è arrivata a conclusioni definitive. Gli investigatori stanno lavorando su più livelli — familiare, medico e digitale — per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e individuare eventuali responsabilità.

Il caso resta quindi aperto, in attesa dei risultati degli accertamenti tecnici e delle ulteriori audizioni previste nei prossimi giorni.