Il padre, dopo 10 ore di interrogatorio ha con…

Il padre, dopo 10 ore di interrogatorio ha con…

GIALLO DELLA RICINA, SVOLTA CHOC: ORE DI INTERROGATORIO PER IL PADRE. QUELLE PAROLE DOPO L’USCITA DALLA QUESTURA ACCENDONO IL MISTERO

Un caso sempre più oscuro, fitto di interrogatori, sospetti e dettagli che continuano ad emergere uno dopo l’altro, alimentando interrogativi inquietanti. Il drammatico caso delle due sorelle morte per un sospetto avvelenamento da ricina entra adesso in una fase cruciale dell’inchiesta, mentre gli investigatori scavano senza sosta alla ricerca della verità.

Al centro della vicenda c’è il padre delle vittime, ascoltato per diverse ore dagli inquirenti insieme alla figlia maggiore in qualità di persone informate sui fatti. Un interrogatorio lungo, serrato, che potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per fare luce su una tragedia che ha sconvolto l’opinione pubblica.

Ma è ciò che è accaduto subito dopo a far discutere. All’uscita dalla questura, l’uomo ha pronunciato poche parole destinate però a far rumore: “Ho la coscienza a posto.” Una dichiarazione netta, pronunciata con fermezza, con cui ha ribadito la propria estraneità ai fatti e la totale disponibilità a collaborare con le autorità.

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Eppure qualcosa non torna.

Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, alcune incongruenze emerse durante il suo racconto avrebbero attirato l’attenzione degli inquirenti. In particolare, alcuni vuoti di memoria su momenti considerati centrali, come i dettagli della cena consumata nelle ore precedenti al malore, avrebbero acceso ulteriori sospetti.

Per questo motivo gli investigatori starebbero concentrando parte degli accertamenti proprio sulla sua posizione, anche se al momento non risultano iscrizioni ufficiali nel registro degli indagati.

Nel frattempo, la polizia ha sequestrato diversi dispositivi elettronici, tra cui telefoni cellulari e altri supporti digitali, con l’obiettivo di analizzare messaggi, cronologie e possibili elementi utili a ricostruire con precisione quanto accaduto.

Le prime ricostruzioni ipotizzano che la ricina possa essere stata ingerita attraverso del cibo consumato all’interno dell’abitazione tra il 23 e il 24 dicembre. Un dettaglio che rafforzerebbe la pista di un gesto deliberato.

La sostanza, tristemente nota per la sua altissima tossicità e per l’assenza di un antidoto efficace, avrebbe provocato un rapidissimo peggioramento delle condizioni delle vittime, fino al tragico epilogo avvenuto a poche ore di distanza l’una dall’altra.

Ma il mistero si infittisce ancora di più.

Gli investigatori stanno infatti estendendo le verifiche anche al web, cercando eventuali tracce di acquisti sospetti o ricerche online riconducibili alla tossina. Parallelamente proseguono gli interrogatori di parenti, conoscenti e persone vicine al nucleo familiare.

La domanda che tutti si pongono resta una sola: si tratta di una responsabilità maturata all’interno della famiglia oppure dietro questa tragedia si nasconde una figura esterna ancora nell’ombra?

L’inchiesta è aperta, complessa e ogni dettaglio potrebbe rivelarsi decisivo per arrivare a una verità che, forse, è molto più vicina di quanto si immagini.