La poltrona di pelle scricchiolò sotto il peso di Sergio, che si sistemò con aria soddisfatta. Anna era rimasta in piedi, con i documenti dell’agenzia tra le mani, finché un foglio non catturò la sua attenzione. “Il terreno vale circa 300. 000 euro,” disse lui, con noncuranza.

“Forse anche di più, vista la costruzione. ” Lei annuì, ma il numero non tornava: 300. 000 euro era la stessa valutazione che Margherita Leone, un’esperta, aveva fatto solo una settimana prima. Sergio non poteva saperlo, a meno che non avesse parlato con qualcuno o non avesse visto i suoi appunti.
Più tardi, durante un incontro con il costruttore, la cifra salì a 320. 000 euro. Anna mantenne un tono neutro, ma dentro di sé sentiva qualcosa di sbagliato: quell’offerta era arrivata troppo in fretta, troppo precisa, come se qualcuno avesse già orchestrato tutto. Mentre tornava a casa, scrisse a Margherita: “Il costruttore ha offerto 320.
000 euro. C’è qualcosa che non quadra. ” La risposta arrivò dopo qualche ora: “Verifica l’origine dei fondi. ” Così iniziò a scavare.
Scoprì che il conto da cui partiva il bonifico per il terreno era stato aperto solo due mesi prima, con un deposito iniziale di 500. 000 euro. E il nome sul modulo? Non il costruttore, ma una società a responsabilità limitata con sede all’estero.
Il giorno dopo, Sergio le chiese di firmare un accordo per la divisione dei beni, sostenendo che l’azienda era cresciuta solo grazie al suo lavoro. “Ma ho investito 30. 000 euro dalla mia eredità e ho lavorato gratis per cinque anni,” gli ricordò Anna. “Non fare la vittima.
” Sergio sorrise, sicuro di sé. Ma Anna aveva già registrato ogni conversazione, custodito ogni ricevuta. Quando presentò le prove in tribunale, l’avvocato di Sergio cercò di minimizzare, ma le registrazioni parlavano chiare: lui aveva pianificato tutto per mesi. Alla fine, il giudice stabilì che Sergio dovesse versarle 480.
000 euro, a rate garantite da ipoteche. Ma più del denaro, Anna voleva giustizia. Un pomeriggio, al parco, Sergio la avvicinò, con un’aria invecchiata e una giacca logora. “Credi che valesse la pena?
” le chiese. Anna lo guardò dritto negli occhi. “No, Sergio, non più.
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