Sono le sette e mezza del mattino, il sole sta appena spuntando dietro le montagne e io sono già in acqua fino alle ginocchia, con la canna in mano e il mio spin da 4 grammi color Captain. Sto pescando sul Lago di Thun, in Svizzera, un posto che conosco bene. Ieri qui ho preso un bel persico di 33 centimetri, che per queste acque è già una bella misura. Il massimo che si vede di solito è intorno ai 40, ma quelli sono esemplari davvero rari.

Il mio cane, un labrador un po’ troppo protettivo, gira sulla riva cercando legnetti da rosicchiare. Ogni tanto lo chiamo perché non si avvicini troppo all’acqua. Lui fa il gradasso, ma in realtà è un fifone: se vede un subacqueo, scappa a gambe levate. Al primo lancio, sento subito un colpo secco.
Recupero e vedo un bel persico che si dimena. Lo misuro: venti centimetri esatti, sopra la misura minima di quindici. Decido di tenerlo. Lo metto nel sacchetto con un panno bagnato, così si mantiene fresco fino a quando torno a casa.
Qui in Svizzera, nel Canton Berna, devo prima stordirlo con un colpo deciso e poi recidere le branchie, altrimenti è considerato maltrattamento e rischio una multa salata. Mentre lo preparo, mi taglio con le spine del pesce: succede spesso, sono appuntite e taglienti. Torno alla macchina per prendere lo zaino e registro la cattura nell’app del cantone, come richiesto. Poi riprendo a pescare.
Il sole sta salendo e i persici iniziano a muoversi. Lancio verso la scarpata sommersa, dove so che ci sono i pesci più grossi. L’acqua è cristallina, tipica dei ghiacciai, e si vede fino in fondo. Non ci sono molti nutrienti, quindi i pesci non sono giganti, ma la popolazione è sana.
Mentre pesco, penso a quanto sia bello questo posto. Dall’altra parte del lago c’è Interlaken, piena di turisti. C’è un molo famoso per un drama coreano, dove la gente paga cinque franchi per fare una foto. Io non capisco tutto questo entusiasmo, ma per il comune è una miniera d’oro.
Le case sul lago costano milioni, e costruire qualcosa di nuovo è quasi impossibile per via delle leggi sulla protezione delle acque. Ma ora non penso a questo. Penso ai persici. Il mio spin da 4 grammi non affonda molto, va a circa un metro di profondità, perfetto per la scarpata dove mi trovo.
Devo solo stare attento a non lanciare troppo a destra, dove c’è un campo di alghe che ieri mi è costato il mio spin preferito. Il sole è ancora basso e i pesci non sono nel pieno dell’attività, ma so che tra poco inizierà il grande pasto. Quando succede, cambio esca: metto un jighead da 7 o 10 grammi con un piccolo gommino da 5 centimetri, per andare più in profondità e prendere i persici più grossi. Quelli piccoli non li guardo nemmeno, preferisco i medi, che sono perfetti per fare i fish and chips in pastella di birra.
Anche se non amo il pesce, quello lo mangio volentieri. Il mio cane si è messo a fissare l’acqua, sperando che salti fuori un pesciolino per lui. Ma i pesci per lui sono solo quelli che porto a casa, e non sempre. Di solito li do ai miei genitori o ai nonni, che li apprezzano molto.
Io non sono un grande mangiatore di pesce. Continuo a lanciare, cercando di mettere il cucchiaino in modo che rifletta la luce del sole. I persici sono attratti dai lampi e dalle vibrazioni, e quando vedono qualcosa che luccica, scattano. Non è un’esca realistica, ma non deve esserlo: deve solo scatenare la loro aggressività.
Il tempo passa e il sole si alza. Il mio cane si è stancato di cercare legnetti e si è accovacciato all’ombra. Io continuo a pescare, godendomi la tranquillità del mattino. Ogni tanto guardo il telefono per controllare lo streaming, ma non voglio distrarmi troppo.
Devo solo concentrarmi sull’acqua e sui pesci. E poi, all’improvviso, un altro morso. Recupero e vedo un altro persico, più piccolo del primo. Lo rimetto in acqua senza pensarci.
Non è abbastanza grande per essere tenuto, e non voglio togliere dalla popolazione i pesci piccoli. Meglio aspettare che crescano. Il sole ora è alto e i persici sono attivi. Lancio verso la scarpata, dove so che ci sono i più grossi.
Il cucchiaino scintilla nell’acqua limpida, e sento un altro colpo. Questa volta è un pesce più robusto. Recupero con calma, godendomi la lotta. Quando lo vedo, sorrido: è un bel persico, sicuramente sopra i trenta centimetri.
Lo misuro: trentadue. Perfetto. Lo tengo, lo preparo e lo metto nel sacchetto con gli altri. Il mio cane si avvicina, annusando l’aria.
Lo guardo e gli dico: “Niente da fare, questo è per la cena di stasera. ” Lui scodinzola, ma sa che non riceverà nulla. Ora ho due bei persici, abbastanza per un pasto. Decido di fermarmi.
Il sole è alto, la spiaggia inizia a riempirsi di gente, e io ho già avuto la mia soddisfazione. Torno alla macchina, carico l’attrezzatura e il mio cane, e mi avvio verso casa. La strada costeggia il lago, con le montagne che si riflettono nell’acqua. È una vista che non mi stanco mai di ammirare.
A casa, preparo i persici: li pulisco, li impano e li friggo nella pastella di birra. Il profumo riempie la cucina. Anche se non amo il pesce, devo ammettere che questi sono deliziosi. Ne offro un po’ ai miei genitori, che li apprezzano come sempre.
Il mio cane osserva ogni mio movimento, sperando in un avanzo. Alla fine, gli do un pezzetto: se l’è meritato, per la pazienza che ha avuto. Mentre mangio, penso alla giornata di oggi. Non è stata una pesca eccezionale, ma è stata perfetta: il silenzio del mattino, l’acqua limpida, la lotta con i pesci.
E domani, chissà, magari torno a provarci. Il lago è sempre pieno di sorprese.


