A quasi due anni dall’omicidio di Pierina Paganelli, la posizione di Louis Dassilva resta estremamente delicata. Il gip di Rimini, Vinicio Cantarini, ha infatti respinto la richiesta di scarcerazione del 35enne senegalese, confermando la custodia cautelare in carcere e ribadendo una convinzione già espressa nei mesi scorsi: secondo il giudice, è “altamente probabile” che Dassilva sia l’autore dell’omicidio.
Nell’ordinanza, composta da quasi ottanta pagine, il magistrato analizza nel dettaglio gli elementi raccolti durante l’inchiesta, soffermandosi sia sulle nuove consulenze tecniche sia sulle contestazioni avanzate dalla difesa. Secondo il gip, le ricostruzioni alternative proposte dagli avvocati dell’indagato non sarebbero supportate da elementi concreti e finirebbero per basarsi su ipotesi considerate meramente speculative.
Uno dei punti centrali del provvedimento riguarda la testimonianza di Manuela Bianchi, nuora della vittima ed ex amante di Dassilva. Il giudice la ritiene credibile e sostiene che il suo racconto trovi conferma in diversi riscontri oggettivi, tra cui le analisi foniche, i dati registrati dal cellulare della donna e la ricostruzione temporale dei movimenti effettuati la mattina del ritrovamento del corpo.
Secondo il gip, gli indizi raccolti formano un quadro coerente. Tra gli elementi evidenziati figurano la conoscenza da parte di Dassilva delle abitudini di Pierina, la possibilità di osservare i suoi spostamenti dall’abitazione e la presunta presenza nel garage nel momento in cui la pensionata sarebbe stata aggredita. In questo contesto viene richiamata anche una consulenza fonica che avrebbe attribuito a una voce maschile, ritenuta compatibile con quella dell’indagato, alcune parole registrate nei momenti delle urla della vittima. Lo stesso giudice precisa però che questo elemento dovrà essere ulteriormente verificato e non possiede ancora un valore scientifico definitivo.
L’ordinanza attribuisce inoltre rilevanza a una serie di comportamenti successivi al delitto. Tra questi vengono citati il presunto rifiuto di confrontarsi con Manuela Bianchi, alcune intercettazioni effettuate durante la detenzione, una zoppia che sarebbe risultata più evidente dopo l’omicidio e la consegna ritenuta incompleta degli abiti indossati la sera del delitto. Per il gip, tutti questi aspetti contribuirebbero a rafforzare l’ipotesi accusatoria.
Particolarmente significativa, nella ricostruzione del giudice, è la presenza di Dassilva nel garage la mattina del ritrovamento del corpo. Secondo l’ordinanza, il fatto che l’uomo si trovasse sul posto senza essere stato avvertito da nessuno rappresenterebbe un elemento compatibile con la conoscenza preventiva della presenza del cadavere.
Nonostante il rigetto della richiesta di scarcerazione, la vicenda giudiziaria è tutt’altro che conclusa. La difesa continua a contestare la solidità del quadro accusatorio e nei prossimi passaggi processuali saranno nuovamente esaminati sia gli elementi tecnici sia le dichiarazioni testimoniali. Il caso tornerà infatti davanti al Tribunale del Riesame, chiamato a riesaminare la misura cautelare alla luce delle indicazioni fornite dalla Corte di Cassazione.
Per il momento, però, Louis Dassilva resta in carcere, mentre l’inchiesta sull’omicidio di Pierina Paganelli continua a ruotare attorno a quello che il gip definisce un vero e proprio “mosaico di indizi”, considerato sufficiente per mantenere inalterata la misura cautelare nei confronti dell’unico indagato.

