Garlasco, Andrea Sempio rifiuta la consulenza psichiatrica della Procura

Garlasco, Andrea Sempio rifiuta la consulenza psichiatrica della Procura

Nuovo sviluppo nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Andrea Sempio, attualmente indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, ha deciso di non sottoporsi alla consulenza psichiatrica disposta dai magistrati.Garlasco, Sempio non parteciperà alla consulenza psichiatrica della Procura:  l'annuncio dell'avvocato in tv

L’annuncio è arrivato direttamente dal suo difensore, l’avvocato Liborio Cataliotti, durante una puntata del programma televisivo Quarto Grado. Secondo il legale, la scelta è legata a una contestazione di metodo e di tempistica.

La posizione della difesa

Cataliotti ha spiegato che il team difensivo ritiene prematuro affrontare valutazioni sulla personalità o su eventuali condizioni psicologiche dell’indagato prima che venga chiarito il quadro probatorio.

In sostanza, la difesa sostiene che:

  • prima debbano essere accertati i fatti;
  • successivamente si possano valutare eventuali aspetti personologici;
  • una consulenza psichiatrica in questa fase rischierebbe di spostare l’attenzione dall’analisi delle prove concrete.

Secondo gli avvocati, eventuali ipotesi diagnostiche potrebbero inoltre essere esposte mediaticamente prima che sia stata accertata qualsiasi responsabilità penale.

La consulenza andrà comunque avanti

Il rifiuto di Sempio non impedisce però alla Procura di procedere.

Lo psichiatra forense Roberto Catanesi, nominato consulente dai magistrati guidati da Fabio Napoleone, potrà infatti svolgere una valutazione indiretta basata sulla documentazione disponibile.

Tra i materiali che potrebbero essere analizzati figurano:

  • atti processuali;
  • scritti personali;
  • documenti sequestrati;
  • contenuti pubblicati online;
  • conversazioni e altro materiale acquisito durante le indagini.

Cosa vogliono accertare i pm

La Procura ha chiarito che la consulenza mira a verificare diversi aspetti:

  • l’eventuale presenza di condizioni patologiche che possano aver inciso sulla capacità di intendere e di volere al momento dei fatti contestati;
  • l’esistenza di disturbi psicologici rilevanti sotto il profilo dell’imputabilità;
  • l’eventuale correlazione tra tali condizioni e il reato ipotizzato;
  • una possibile valutazione della pericolosità sociale.

Si tratta di accertamenti che, nel sistema giudiziario italiano, possono essere richiesti durante la fase investigativa quando gli inquirenti ritengono utile approfondire il profilo psicologico dell’indagato.

Un elemento che divide accusa e difesa

La decisione della Procura ha suscitato forti critiche da parte della difesa di Sempio, che interpreta l’iniziativa come un tentativo di costruire un profilo dell’autore del delitto prima ancora di aver dimostrato la responsabilità dell’indagato.

Dal canto loro, gli inquirenti sostengono che la consulenza rappresenti semplicemente uno degli approfondimenti tecnici destinati a rendere più completa l’indagine.

Va ricordato che la consulenza psichiatrica non costituisce una prova di colpevolezza né implica automaticamente la presenza di patologie. Si tratta di uno strumento investigativo il cui valore dovrà eventualmente essere valutato nel contesto complessivo delle prove raccolte.

Il confronto tra Procura e difesa resta quindi acceso mentre prosegue il nuovo filone d’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, uno dei casi giudiziari più discussi della storia italiana recente.