Sono passati 23 anni da uno dei casi di cronaca nera più discussi e divisivi della storia italiana recente: il delitto di Cogne, che nel 2002 sconvolse l’opinione pubblica con la morte del piccolo Samuele Lorenzi, appena tre anni. Una vicenda che, ancora oggi, continua a riemergere ciclicamente tra programmi televisivi, documentari e nuove ricostruzioni, mantenendo intatto il suo carico emotivo e mediatico.
Questa sera, mercoledì 23 luglio, il giornalista Stefano Nazzi dedica al caso una puntata della trasmissione Il Caso, riportando l’attenzione su una storia che, a distanza di oltre due decenni, resta segnata da interrogativi, contraddizioni e un impatto sociale ancora profondo.
Il racconto si riapre con una registrazione risalente al 9 novembre 2004, andata in onda a Porta a Porta, in cui Anna Maria Franzoni ripercorre quella mattina che ha cambiato per sempre la sua vita e quella della sua famiglia. Una ricostruzione che si intreccia con il dolore, con la cronaca giudiziaria e con una narrazione pubblica che ha finito per cristallizzare i protagonisti in ruoli difficili da scardinare.
Secondo la versione ricostruita nel tempo, la mattina del 30 gennaio 2002 si apre come molte altre nella casa di Montroz, frazione di Cogne. Il marito, Stefano Lorenzi, dopo una notte segnata da malesseri e una telefonata al 118, esce per andare al lavoro mentre Anna Maria Franzoni resta in casa con i due figli: Davide, sei anni, e Samuele, il più piccolo, di appena tre anni.
Intorno alle 8.16 la donna accompagna Davide alla fermata dello scuolabus, distante poche centinaia di metri dall’abitazione. Al ritorno, secondo il suo racconto, rientra in casa, si toglie le scarpe, indossa gli zoccoli e sale al piano superiore, dove si trovava il piccolo Samuele.
È in quel momento che la scena cambia per sempre.
La donna riferisce di aver trovato il bambino nel letto matrimoniale, coperto fino alla testa. In un primo momento pensa a un gioco, ma si accorge immediatamente che qualcosa non va: il bambino è ferito, sanguinante, privo di coscienza. La scena che si presenta è devastante, con tracce di sangue sul letto, sulle pareti e sul pavimento.
Samuele presenta un grave trauma cranico e numerose ferite alla testa. Secondo le ricostruzioni medico-legali, il bambino sarebbe stato colpito ripetutamente con estrema violenza, riportando diciassette lesioni lacerocontuse al capo e fratture craniche multiple.
Sono momenti concitati. Alle 8.27 Anna Maria Franzoni chiama il 118, parlando inizialmente di un’emergenza confusa, riferendo che il figlio avrebbe vomitato sangue e non respirava più. Poco prima aveva contattato anche il medico di famiglia, descrivendo una situazione disperata.
Nel giro di pochi minuti la casa si riempie di soccorsi e vicini. Tra i primi ad arrivare c’è una vicina di casa, seguita dal medico di base. Quando il quadro clinico viene valutato dai sanitari, appare subito evidente che non si tratta di un malore: le lesioni sono incompatibili con una caduta o con un evento accidentale.
Samuele verrà trasportato d’urgenza all’ospedale di Aosta, dove morirà alle 9.55 nonostante i tentativi dei medici di salvarlo in sala operatoria.
Negli anni successivi, il caso si trasformerà in uno dei processi più seguiti e controversi della cronaca italiana. Anna Maria Franzoni verrà condannata in via definitiva, mentre l’intera vicenda continuerà a dividere l’opinione pubblica tra colpevolezza, dubbi e letture alternative.
Oggi, a distanza di 23 anni, la famiglia Lorenzi ha scelto una vita lontana dai riflettori. Anche Anna Maria Franzoni ha scontato la sua pena ed è tornata alla vita privata. Il figlio maggiore, Davide, è cresciuto lontano dall’attenzione mediatica, mentre la villetta di Montroz resta uno dei luoghi più simbolici e controversi della cronaca italiana.
Eppure, nonostante il tempo trascorso, il caso Cogne non ha mai smesso di essere riletto, analizzato e discusso. Segno che alcune vicende, più che chiudersi, restano sospese nella memoria collettiva, tra ciò che è stato accertato nelle aule di giustizia e ciò che continua a interrogare l’opinione pubblica.


