Il caso dell’omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa con 29 coltellate nel garage di via del Ciclamino a Rimini, entra in una nuova fase delicata dell’inchiesta scientifica. Un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo oppure, al contrario, confermare l’estrema difficoltà di ricostruire con certezza la scena del crimine a distanza di tempo.
Al centro degli ultimi sviluppi c’è l’analisi dei reperti biologici rinvenuti sugli indumenti della vittima, già sottoposti a un primo screening genetico dal super perito Emiliano Giardina. Proprio in questo contesto si inserisce una novità rilevante: tra i profili con cui verranno effettuate nuove comparazioni figura anche quello di Manuela Bianchi.
Il materiale genetico della donna, nuora della vittima, risulta infatti già presente nelle banche dati della polizia, essendo stato acquisito in una fase iniziale dell’inchiesta con il suo consenso. Un elemento che consente ora agli investigatori di procedere a un confronto diretto con le tracce biologiche femminili isolate sui vestiti di Pierina.
Le attenzioni degli esperti non si fermano però a questo punto. Le analisi riguarderanno anche altre tracce genetiche già individuate, tra cui i profili denominati “maschio 2” e “maschio 3”, rinvenuti durante gli accertamenti irripetibili eseguiti sui reperti e su alcune superfici del seminterrato. Anche in questo caso, i confronti verranno estesi a soggetti già presenti nelle banche dati, tra cui il fratello di Manuela Bianchi, Loris.
Il lavoro di ricostruzione genetica, tuttavia, si presenta particolarmente complesso. Le tracce femminili individuate sulla gonna e sulla maglietta della vittima risultano infatti estremamente limitate in quantità e qualità. Gli esperti parlano di materiale biologico “minimo”, difficilmente interpretabile con certezza assoluta.
A complicare ulteriormente l’analisi vi sarebbero anche le condizioni di conservazione dei reperti. Secondo quanto emerso, gli indumenti sarebbero stati custoditi in ambienti umidi, favorendo la formazione di muffe che avrebbero progressivamente degradato il materiale biologico, rendendo più difficile ogni tipo di comparazione scientifica.
Nonostante queste criticità, il lavoro del laboratorio dell’Università di Tor Vergata prosegue su tutti i campioni disponibili. Oltre al profilo di Manuela Bianchi, saranno analizzati anche quelli della moglie dell’indagato Louis Dassilva, Valeria Bartolucci, e di una vicina di casa presente la sera dell’incontro dei Testimoni di Geova con la vittima.
Sul fronte investigativo, un punto al momento considerato rilevante è l’assenza di tracce biologiche riconducibili a Dassilva sui reperti esaminati. Un elemento che la difesa interpreta come favorevole alla propria linea.
“Dassilva non era sulla scena del crimine”, ha ribadito l’avvocato difensore Andrea Guidi, che insieme al collega Riario Fabbri segue l’indagato. Secondo la strategia difensiva, qualora non emergano nuovi elementi concreti – né dal DNA né da eventuali riscontri video o testimonianze – verrà valutata la richiesta di revisione della posizione cautelare, con possibile istanza di scarcerazione.
L’inchiesta, dunque, resta aperta e ancora lontana da una conclusione definitiva, sospesa tra analisi scientifiche sempre più complesse e una ricostruzione dei fatti che continua a dividere accusa e difesa.


