Si allarga il fronte giudiziario parallelo all’inchiesta sul delitto di Garlasco. La Procura di Milano ha infatti iscritto nel registro degli indagati l’avvocato Antonio De Rensis, storico difensore di Alberto Stasi, insieme all’inviato de Le Iene Alessandro Di Giuseppe e all’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto. L’ipotesi di reato contestata è quella di diffamazione ai danni di Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi.
La denuncia di Stefania Cappa
L’indagine nasce da una querela presentata tramite l’avvocato Antonio Marino, legale di Stefania Cappa. Inizialmente l’esposto ipotizzava il reato di istigazione a delinquere finalizzata alla diffamazione e alla calunnia, ma il pubblico ministero Antonio Pansa avrebbe successivamente ricondotto il procedimento alla sola ipotesi di diffamazione.
Secondo quanto riportato nella denuncia, Stefania Cappa avrebbe ritenuto lesive alcune dichiarazioni, ricostruzioni e insinuazioni diffuse negli ultimi mesi da giornalisti, opinionisti e soggetti intervenuti pubblicamente sul caso.
Le gemelle Cappa e il caso mediatico
Le sorelle Stefania e Paola Cappa, cugine di Chiara Poggi, non sono mai state indagate per l’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. Tuttavia, con la riapertura delle indagini e il coinvolgimento di Andrea Sempio come unico indagato nel nuovo filone investigativo, i loro nomi sono tornati frequentemente al centro dell’attenzione mediatica.
Negli ultimi mesi numerose trasmissioni televisive, blog, video online e approfondimenti giornalistici hanno rilanciato ipotesi e ricostruzioni che hanno coinvolto indirettamente anche alcuni membri della famiglia Cappa, generando una forte esposizione pubblica.
Ottanta fascicoli aperti a Milano
Il procedimento che coinvolge De Rensis rappresenta soltanto uno dei numerosi fascicoli aperti presso la Procura di Milano. Secondo quanto emerso, il pm Antonio Pansa starebbe infatti gestendo circa 80 procedimenti nati da denunce e querele presentate sia dalla famiglia Cappa sia dalla famiglia Poggi.
L’obiettivo delle iniziative giudiziarie sarebbe quello di contrastare accuse, insinuazioni e campagne diffamatorie che, secondo i denuncianti, si sarebbero sviluppate parallelamente alla nuova inchiesta della Procura di Pavia.
Un contesto sempre più complesso
La vicenda evidenzia come il caso Garlasco non sia più soltanto una questione processuale legata alla posizione di Alberto Stasi o alle accuse mosse nei confronti di Andrea Sempio. Attorno all’inchiesta si è sviluppato un intenso dibattito mediatico che coinvolge avvocati, giornalisti, consulenti, investigatori e familiari della vittima.
L’iscrizione nel registro degli indagati non costituisce una prova di colpevolezza, ma rappresenta un atto procedurale necessario per consentire alla Procura di svolgere gli accertamenti e valutare se le dichiarazioni contestate possano integrare effettivamente il reato di diffamazione.
Mentre la Procura di Pavia prosegue il lavoro sul nuovo filone investigativo relativo all’omicidio di Chiara Poggi, sullo sfondo si moltiplicano quindi le battaglie giudiziarie collaterali che testimoniano quanto il caso Garlasco continui, a quasi vent’anni dai fatti, a suscitare tensioni e profonde divisioni nell’opinione pubblica italiana.


