“Una vicenda che lascia senza fiato”. Il caso della piccola Beatrice tra maltrattamenti e accuse di omicidio

“Una vicenda che lascia senza fiato”. Il caso della piccola Beatrice tra maltrattamenti e accuse di omicidio

Una storia di violenze domestiche che, secondo la procura di Imperia, si sarebbe consumata per mesi all’interno delle mura familiari fino al tragico epilogo della morte di una bambina di pochi anni. È questo il quadro investigativo che emerge dall’inchiesta sulla vicenda di Beatrice Aiello, un caso che ha portato a sviluppi giudiziari significativi e a nuovi arresti.Un colpo forte al capo, lesioni a busto e arti: così è morta Beatrice, per  i pm uccisa dalla madre - la Repubblica

Nelle ultime ore è stato arrestato Emanuele Iannuzzi, mentre la madre della bambina, Manuela Aiello, si trova in custodia cautelare già dallo scorso febbraio. Per entrambi, l’ipotesi iniziale di omicidio preterintenzionale è stata superata da una contestazione più grave: maltrattamenti continuati e aggravati ai danni di minore, con conseguenze letali.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla procura e supportati dai carabinieri e dai Ris, la morte della bambina non sarebbe stato un evento improvviso, ma l’ultimo atto di una lunga escalation di violenze domestiche. L’autopsia avrebbe individuato come causa del decesso un trauma cranico provocato da un oggetto contundente, non ancora rinvenuto.

L’ordinanza del gip, articolata in oltre trenta pagine, descrive un contesto familiare segnato da maltrattamenti ripetuti. Iannuzzi, secondo l’accusa, avrebbe colpito la bambina con schiaffi, pugni e calci, oltre a minacciare la madre affinché non intervenisse. Gli investigatori riportano anche episodi in cui la minore sarebbe stata lasciata in condizioni di grave disagio, con richieste di aiuto rimaste inascoltate.

Un ruolo centrale nell’inchiesta è stato attribuito alle dichiarazioni delle due sorelle della vittima, oggi affidate a una struttura protetta. Le loro testimonianze, raccolte con l’assistenza di psicologi, avrebbero contribuito a ricostruire la quotidianità della famiglia e a confermare un clima di paura e violenza. Le bambine avrebbero raccontato anche di aver inizialmente fornito versioni concordate con la madre e il compagno per depistare gli inquirenti.

Tra gli elementi raccolti figurano anche dispositivi elettronici sequestrati agli indagati. Secondo quanto emerso, nei telefoni sarebbero state trovate immagini della piccola con lividi e video che documenterebbero episodi di grave umiliazione, circostanze che gli investigatori considerano particolarmente rilevanti nel quadro accusatorio.Il dramma di Beatrice, morta a 2 anni dopo violenze “abominevoli” e  “atrocità”. In un video costretta a fumare - La Stampa

La procura sostiene inoltre che, al momento del trasporto verso l’abitazione della madre a Bordighera, la bambina fosse già priva di vita e che il successivo intervento dei soccorsi sarebbe stato tardivo o non coerente con la reale dinamica dei fatti.

Il giudice, nel motivare le misure cautelari, utilizza termini particolarmente severi, parlando di condotte “abominevoli” e di un contesto definito “atroce”. Un linguaggio che riflette la gravità del quadro indiziario raccolto finora, ancora in fase di verifica attraverso ulteriori accertamenti scientifici e testimonianze.

L’inchiesta prosegue per chiarire ogni passaggio della vicenda e definire con precisione le responsabilità individuali. Per ora, secondo la procura, la morte della piccola non rappresenterebbe un episodio isolato, ma l’esito finale di una lunga sequenza di maltrattamenti rimasti senza intervento tempestivo.